Come funziona la ricarica pubblica: guida completa
La ricerca di soluzioni di ricarica ideali normalmente precede lo stesso acquisto di un’auto elettrica. Nonostante la soluzione più comoda e utilizzata sia la ricarica domestica, avere una conoscenza di come funzionano le stazioni di ricarica pubblica è essenziale per non trovare intoppi al passaggio verso questo nuovo tipo di mobilità. Per fare chiarezza sui dubbi principali che si presentano attorno a questa materia, in questo articolo analizziamo le questioni più importanti per diventare esperti di ricarica pubblica.
L’offerta di ricarica in Italia: a che punto siamo?
Partiamo dai numeri: in Italia abbiamo circa 70.000 punti di ricarica pubblica. Non sono pochi e la rete è in continua espansione. Per orientarti tra i vari fornitori non serve una bussola, basta il tuo smartphone: app come Google Maps o strumenti specifici come NextCharge ti mostrano in tempo reale dove sono le colonnine più vicine.
Ogni operatore ha le proprie tariffe e una copertura diversa. Il nostro consiglio? Se viaggi spesso fuori regione, scegli un operatore con una rete estesa a livello nazionale. Una volta individuato quello giusto, crea un account e richiedi la tessera (fisica o digitale). Per risparmiare davvero, punta sugli abbonamenti mensili: il costo per kWh scende sensibilmente rispetto alla tariffa a consumo.
Molti operatori sfruttano il concetto dell’interoperabilità: con la stessa tessera di un operatore è possibile accedere ad altre stazioni di ricarica quindi non è sempre necessario registrarsi ogni volta che si accede ad una stazione di ricarica di un nuovo operatore.
>> Leggi anche: Tariffe di ricarica pubblica: prezzi a confronto
Quali sono le modalità di ricarica e tipologie di connettori
La comprensione delle specifiche tecniche è fondamentale per la scelta della colonnina ideale. La ricarica dei veicoli elettrici è classificata in “modi” definiti dalla normativa internazionale, che distinguono i livelli di comunicazione tra veicolo e infrastruttura e la tipologia di corrente utilizzata.
Innanzitutto è utile specificare che le modalità di ricarica pubblica sono tipicamente di Modo 3 (Corrente Alternata) e Modo 4 (Corrente Continua). Leggi il glossario della mobilità elettrica per saperne di più su quali sono le altre modalità di ricarica.
Per quanto riguarda le tipologie di connettori, in Italia e negli altri Paesi dell’Unione Europea, i connettori sono standard, per garantire l’interoperabilità tra diverse marche di veicoli e stazioni di ricarica. La differenza in questi casi è data dal tipo di stazione di ricarica. Per le stazioni AC – dai 6 ai 22 kW circa – il cavo da utilizzare è quello dato in dotazione con l’aiuto. È raro infatti trovare una stazione di ricarica AC con il cavo integrato. Per le stazioni DC invece – con potenze da 50 kW in su – il cavo di ricarica è sempre integrato ed è di una tipologia diversa da quelle standard, con i modelli più comuni CHAdeMO e CCS. Generalmente queste stazioni di ricarica si trovano all’interno delle aree di servizio in autostrada e sono più indicate per le soste brevi.
Sistemi di pagamento e il regolamento AFIR
L’accesso alle stazioni di ricarica è stato storicamente mediato da applicazioni proprietarie dei fornitori di servizi di mobilità (eMSP). Questo ha creato una frammentazione che il regolamento europeo AFIR (Alternative Fuels Infrastructure Regulation) mira a risolvere. Grazie al nuovo Regolamento Europeo AFIR infatti, le cose sono cambiate in meglio. Ora le nuove stazioni (soprattutto quelle veloci) devono offrire il pagamento diretto con carta di credito o bancomat tramite POS. Massima trasparenza sui prezzi e zero burocrazia.
Nonostante l’apertura ai pagamenti tramite POS, le applicazioni e le tessere RFID rimangono gli strumenti più convenienti per gli utenti regolari. I modelli di prezzo si dividono principalmente in:
- Pay-per-use (a consumo): l’utente paga un costo fisso per ogni kWh prelevato. È la soluzione ideale per chi ricarica prevalentemente a casa e usa la rete pubblica in modo occasionale.
- Abbonamenti (flat): molti fornitori offrono pacchetti mensili che includono una certa quantità di energia (es. 100 o 200 kWh) a un prezzo unitario ridotto. Tuttavia, nel corso del 2024 e 2025, si è osservata una tendenza alla riduzione di questi piani a favore di tariffe a consumo più flessibili o sconti percentuali.
È possibile ricaricare l’auto gratuitamente?
L’epoca della ricarica gratuita offerta dai centri commerciali e dai supermercati è prossima al tramonto. Mentre tra il 2018 e il 2022 molte catene offrivano energia come incentivo per la spesa, nel 2025 il servizio è diventato prevalentemente a pagamento per coprire i costi operativi e gestire l’alta domanda. Alcune catene di supermercati e strutture ricettive offrono ancora questo servizio ma si tratta di casi abbastanza rari.
Le regole per la ricarica pubblica
Avere un’auto elettrica può presentare diversi vantaggi e, come visto in questo articolo, tra questi vantaggi troviamo quello del parcheggio. Sostare in uno stallo dedicato alla ricarica è una pratica piuttosto comune per ovviare al problema della ricerca di un parcheggio mentre l’auto ricarica. Però occorre fare attenzione. Oltre alle multe previste dal Codice della Strada, i fornitori di servizi applicano le cosiddette “penali da tempo” o “idle fees”. Queste commissioni sono finalizzate a disincentivare l’occupazione impropria di stazioni di ricarica e variano in base alla potenza della colonnina. Per le stazioni in corrente alternata (AC), la penale media è di circa 0,09 euro al minuto, applicata dopo l’ora di tolleranza dal termine della ricarica. Nelle stazioni ad alta potenza (DC), dove la rotazione dei veicoli deve essere più rapida, le penali possono raddoppiare o essere applicate senza periodi di grazia estesi, riflettendo l’alto valore strategico di questi punti di ricarica veloce.
L’applicazione di queste penali avviene tramite l’interfaccia dell’applicazione mobile utilizzata per avviare la ricarica, che invia notifiche push all’utente per avvertire del completamento della sessione e dell’imminente attivazione dei costi extra. Questo meccanismo digitale è essenziale per ottimizzare l’uso dell’infrastruttura, specialmente in contesti urbani densamente popolati dove la domanda di ricarica supera spesso l’offerta disponibile.
Cosa fare se una colonnina pubblica non funziona?
Può capitare che la stazione di ricarica pubblica presenti dei problemi. Se la sessione non parte, verifica prima che il cavo sia inserito bene (a volte basta una spinta decisa). Se ancora non va, prova a riavviare l’app o, come ultima spiaggia, chiama il numero verde che trovi sulla colonnina. Gli operatori possono quasi sempre resettare il sistema da remoto e rimetterti in pista in pochi minuti.
Un problema ricorrente o è rappresentato dal cavo di ricarica che rimane bloccato nella presa dell’auto al termine della sessione. Questo accade perché il sistema di sicurezza impedisce la rimozione del cavo sotto tensione. Se lo sblocco software tramite app o chiave dell’auto fallisce, quasi tutti i veicoli dispongono di un sistema di sblocco meccanico manuale: a volte sono leve manuali all’interno del cofano, a volte si attivano tramite il telecomando dell’auto, a seconda del marchio e del modello di auto.