Chi si avvicina per la prima volta all’elettrico fa spesso lo stesso errore: immaginare la ricarica come il pieno dal benzinaio, un’attività da fare prima di partire per una destinazione finale. In realtà, per la maggior parte delle persone, la ricarica somiglia più a una buona abitudine: si fa mentre l’auto è già parcheggiata – la sera a casa, in ufficio, durante la notte. E proprio per questo la domanda giusta non è solo “quanto ci mette da 0 a 100?”, ma “quanto tempo mi serve per recuperare l’energia che uso davvero?”

La buona notizia è che stimarlo è semplice: bastano due concetti e una formula che puoi usare ogni volta, anche mentre confronti due modelli in concessionaria.

Un po’ di teoria sulla ricarica elettrica

Capire i tempi di ricarica di un’auto elettrica non è particolarmente complicato se si hanno in mente i due concetti principali: kWh e kW

  • Il kWh (kilowattora) indica quanta energia può contenere la batteria, o quanta ne stai ricaricando. Più kWh significa più autonomia potenziale, ma anche più energia da reintegrare.
  • Il kW (kilowatt) indica invece quanto in fretta stai ricaricando, cioè quanta energia entra ogni ora.

Un’immagine mentale utile: il kWh è la dimensione del serbatoio, il kW è la portata del rubinetto.

Da qui nasce la formula base, quella che ti serve sempre:

Tempo (in ore) = Energia da ricaricare (kWh) ÷ Potenza effettiva (kW)

Un dettaglio che fa la differenza: la potenza effettiva non è sempre quella scritta sulla colonnina. Spesso è la più bassa tra quanto eroga il punto di ricarica e quanto accetta davvero la tua auto (o il cavo). Se l’auto accetta meno, quello diventa il tuo “tappo”, e una colonnina più potente non cambierà i tempi. Ad esempio esistono auto con caricatore di bordo che arriva al massimo a 11 kW: se l’auto viene caricata ad una colonnina con potenza massima di 22 kW, i tempi di ricarica dovranno comunque essere calcolati sugli 11 kW accettati.

>> Leggi anche: Da cosa dipendono i tempi di ricarica di un’auto elettrica?

I tre calcoli che contano davvero

Una volta capiti i due valori principali e valutata la potenza massima accettata dall’auto, un’ultima cosa che va controllata è la capacità della batteria dell’auto, espressa in kWh come abbiamo visto.

Nella pratica useremo la formula in tre modi, dal più teorico al più utile.

  1. Il calcolo “full”, da 0 a 100%, è quello che tutti cercano online ma che nella vita reale si usa raramente. 

Esempio: batteria da 60 kWh ricaricata a 7,4 kW → 60 ÷ 7,4 ≈ 8 ore. Ti dà un ordine di grandezza, ma non descrive la ricarica quotidiana.

  1. Il calcolo “smart”, dal 20% all’80%, è molto più realistico: spesso non riempi tutto, ma riporti la batteria in una zona comoda. Dal 20 all’80% stai caricando circa il 60% della capacità. 

Esempio: batteria da 50 kWh → 50 × 0,60 = 30 kWh; con una wallbox da 7,4 kW → 30 ÷ 7,4 ≈ 4 ore. È il conto che ti dice se “una notte basta”.

  1. Il calcolo “routine”, infine, è il più concreto: parte da quanto consumi in un giorno. La regola è Energia giornaliera (kWh) = consumo (kWh/100 km) × km percorsi ÷ 100

Esempio: 50 km al giorno con un consumo di 17 kWh/100 km → 17 × 50 ÷ 100 = 8,5 kWh. Tradotto in tempo, sono circa 2,3 ore a 3,7 kW oppure poco più di 1 ora a 7,4 kW. Ecco perché, per molti, la ricarica non è un problema da gestire: è qualcosa che succede mentre fai altro.

Gli errori più comuni (e come evitarli)

Ci sono tre errori frequenti che potrebbero rendere più complicata la tua esperienza in elettrico.

Il primo è usare i kW della colonnina ignorando il limite dell’auto: se il veicolo accetta meno potenza, è quello il valore che conta.
Il secondo è calcolare sempre da 0 a 100%, poco realistico: meglio ragionare sul 20–80% o sul consumo giornaliero.
Il terzo è pretendere il minuto esatto: temperatura, gestione termica della batteria e condizioni di ricarica possono spostare i tempi, quindi punta a capire l’ordine di grandezza, non la cifra perfetta.

>> Leggi anche: Cose da sapere per l’installazione di un punto di ricarica a casa

Se stai scegliendo un’auto elettrica

Sei in una concessionaria per comprare la tua prima auto elettrica e non sai da dove partire? Tieni presente questi concetti per avere tutto quello che ti serve per fare la scelta giusta. 

Oltre all’autonomia, vale la pena guardare la capacità della batteria (kWh), la potenza massima in AC (quella tipica della ricarica a casa o in condominio), la potenza massima in DC (utile se viaggi spesso e usi le fast charge) e, soprattutto, il tuo scenario reale: quanti km fai al giorno e quante ore l’auto resta ferma.

Quando impari a stimare il 20-80%, il consumo giornaliero e la potenza effettiva, smetti di chiederti “quanto ci mette” e inizi a chiederti “mi basta per la mia vita?”. Ed è esattamente lì che l’elettrico diventa naturale.

CONSIGLI DA GURU

I sondaggi indicano che per sfruttare al meglio un'auto elettrica, l'ideale è avere a disposizione una di queste due soluzioni di ricarica: ricarica nel luogo di lavoro o ricarica a casa dove torni tutti i giorni.

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Tempi di ricarica per le auto elettriche, in breve

La formula base è: tempo (ore) = energia da ricaricare (kWh) ÷ potenza effettiva (kW). Ad esempio, per ricaricare 30 kWh con una wallbox da 7,4 kW servono circa 4 ore. È una stima teorica, ma più che sufficiente per orientarsi nella vita di tutti i giorni.

Quasi mai. Nella pratica si ricarica raramente da zero: è più utile ragionare sul 20–80% (circa il 60% della batteria) o, ancora meglio, sull’energia che consumi davvero ogni giorno. Così capisci subito se “una notte basta” per le tue esigenze.

Perché conta la potenza effettiva, cioè la più bassa tra quella erogata dal punto di ricarica e quella che la tua auto (o il cavo) può accettare. Se il veicolo accetta al massimo 7,4 kW, collegarlo a una colonnina da 22 kW non ridurrà i tempi.

Dipende da quanti km percorri e dal consumo dell’auto: energia giornaliera (kWh) = consumo (kWh/100 km) × km percorsi ÷ 100. Ad esempio, 50 km al giorno con un consumo di 17 kWh/100 km fanno circa 8,5 kWh, che si recuperano in poco più di un’ora a 7,4 kW.